sexta-feira, 10 de agosto de 2012

Come crocifiggere l’ego in 7 punti essenziali (Matta El Meskin)

Come crocifiggere l’ego in 7 punti essenziali (Matta El Meskin)

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Come si realizza la sottomissione dell’ego a Dio affinché l’anima si liberi e viva in un abbandono totale alla volontà di Dio?
1. Sii attento a non fare affidamento alla tua sapienza personale e le tue capacità, a non nutrire bramosie umane per una qualche opera, nel timore che il tuo spirito si fermi, si oscuri la tua visione, la grazia ti abbandoni e tu rischi di non vedere più il cammino divino, di perdere la verità, di cadere nella rete del nemico e di diventare schiavo del tuo ego e dei desideri degli uomini.
Guai a coloro che si credono sapienti, e si reputano intelligenti (Is 5,21)
2. Guardati dal credere di essere qualcosa di importante, che senza di te le cose si fermino e i lavori si interrompano, e così il tuo ego appaia importante ai tuoi occhi. Sappi che Dio può fare con un altro molto meglio di quanto non faccia con te; che può rendere deboli i forti e forti i deboli, rendere ignoranti i sapienti e sapienti gli ignoranti. Tutto quel che è buono e utile in te è di Dio e non tuo, e se tu non ne hai cura e nel tuo intimo non l’attribuisci a Dio, ti verrà tolto. E se ti vanti della tua intelligenza o della tua virtù, Dio le abbandona ed esse si trasformano in corruzione, rovine e mali;
3. Se il tuo ego teme la sottomissione a Dio, si sottrae all’abbandono a lui e si gloria del proprio potere; se tu attribuisci la tua intelligenza, la tua virtù e la tua riuscita a te stesso, Dio ti sottopone a correzioni che si ripetono, una dopo l’altra, a tribolazioni che si susseguono, fino a quando non ti sottometti e ti abbandoni a lui con umiltà. Ma se rifiuti la correzione e detesti subire la tribolazione, allora Dio ti abbandonerà a te stesso per sempre;
4. Sii attento quindi e presta bene ascolto, perché, o ti consideri realmente al pari di niente, in atti e in parole, fermamente deciso nel tuo intimo ad abbandonarti a Dio con tutte le tue forze e, in questo caso, ti liberi di buon grado dal tuo ego per la grazia di Dio; oppure verrai consegnato alla correzione fino a quando, costretto, ti libererai dal tuo ego. Farai bene quindi a scegliere il cammino della sottomissione volontaria, a considerarti fin da ora un nulla e a seguire la grazia sulle vie dello Spirito;
5. Sappi che la sottomissione a Dio e il totale abbandono alla sua volontà e al suo discernimento sono in realtà un dono e una grazia. Per ottenerlo, insieme alla preghiera e alla supplica, abbiamo bisogno della forza fiduciosa della fede dell’insistenza del cuore, affinché Dio non ci affidi alla correzione a causa del nostro ottenebramento e non ci lasci alla nostra sapienza. Inoltre, dobbiamo optare con grande determinazione per la rinuncia a noi stessi in ogni momento e in ogni occasione, non davanti al mondo, ma nell’intimo della nostra coscienza. Beato colui che scopre la debolezza e la mediocrità della propria anima, che l’ammette e la confessa davanti a Dio fino all’ultimo della sua vita;
6. Se subisci la correzione, sappi che si tratta di un bene immenso, perché Dio affida alla correzione l’anima che ha dimenticato la propria debolezza e si glorifica delle proprie capacità e successi. Dio la corregge fino a quando non si sia resa conto della propria debolezza: essa vi perviene soprattutto quando Dio non concede alcuno sfogo al suo sconforto bloccando l’io da ogni parte e lasciandolo in preda alle umiliazioni interiori o esteriori – dipendano dai peccati o dagli affronti -, finché l’anima giunga a detestarsi, a maledire la propria intelligenza, a negare la propria capacità e si affidi, infine, a lui, umile e contrita. In quel momento l’uomo non ha difficoltà a detestare il proprio ego; si augura addirittura che tutti si uniscano a lui per detestare quell’ego esecrabile. Tale è l’autentico cammino d’umiltà che conduce al totale abbandono alla volontà divina e che sfocia nella liberazione dell’anima dalla dominazione dell’ego, dai suo inganni, dalla sua ostinazione e dal suo orgoglio;
7. Se vuoi raggiungere la liberazione dell’anima attraverso il cammino migliore e più semplice, mettiti alla scuola della grazia, siediti ogni giorno, esamina i tuoi pensieri, le tue ragioni, le tue intenzioni, i tuoi obiettivi, le tue parole, le tue azioni alla luce della parola di Dio. Scoprirai allora la corruzione del tuo ego, la sua doppiezza, la sua malizia, i suoi inganni, il suo orgoglio, le sue sozzure… Se persevererai così ogni giorno con cuore contrito, potrai liberarti dall’ego menzognero e morboso e vincere progressivamente su di lui fino a sbarazzarti del suo ascendente. Allora ti renderai conto della gravità del disastro nel quale il tuo ego ti aveva trascinato quando gli obbedivi, quando ti compiacevi in lui, te ne gloriavi e ricercavi il suo rispetto e la sua dignità.
E nello stesso istante in cui, nell’intimo di te stesso, sarai sicuro di non essere nulla e che Dio è tutto, allora sarai veramente libero.
Matta El Meskin
igumeno
(tratto da: Matta El Meskin, L’esperienza di Dio nella preghiera, Qiqajon, pp.155-157)
 
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sexta-feira, 20 de abril de 2012

Vaincre le rejet

Vaincre le rejet

Vaincre le rejet est l'un des premiers combats que nous devons remporter face à notre ennemi si nous vouolons avoir une vie de victoire.
Ce livre enseigne de manière très pratique les principes et les difficultés que nous pouvons vivre à cause de blessures de rejet.
Le rejet est une des blessures les plus courantes, mais aussi des plus négligées.
Le rejet ouvre la porte à l'influence d'esprits mauvois dans notre vie.
Une personne qui a manqué d'amour, dès sa conception et pendant sa vie, sera sujette au rejet.
Des mauvaises réactions et des réajustement à cette blessure compliquent notre vie et donnent souvent avantage au diable.
Nous pouvons vaincre le rejet en suivant tout le conseil de Dieu, c'est à dire se repentir, pardonner, être délivrés de mauvais esprits, recevoir tout l'amour de Dieu, donner de l'amour autour de nous et être remplis de la plénitude de Dieu par le Saint- Esprit.

terça-feira, 3 de abril de 2012

Faut-il éliminer l'ego?

Dialogue avec Lama Denis Teundroup et Arnaud Desjardins
Faut-il éliminer l'ego?

    Q: La notion d'ego me semble très difficile à comprendre.
LAMA DENIS TEUNDROUP. Dans le langage contemporain de la spiritualité, on parle énormément d'ego, ce qui est certainement important car l'ego est au coeur du problème. Mais on voit fréquemment l'ego devenir le mauvais, le vilain et, avec quelques tendances culturelles, on irait même jusqu'à dire le démon, ce qui sans être tout à fait inexact amène cependant d'énormes difficultés dans la relation que l'on entretient à soi-même. S'identifiant à l'ego, on devient le mauvais, le vilain et, dans cette relation à soi-même, se développe alors une approche qui a facilement tendance à devenir dépréciative et autoagressive. On réprime l'ego sans se rendre compte que celui qui réprime est précisément l'ego. On arrive à cette situation paradoxale que la répression de l'ego entretient l'ego et qu'une certaine forme de lutte anti-égotique nourrit le problème contre lequel on souhaite justement lutter. Ce qui suggère que la lutte et la répression (comme dans beaucoup d'autres cas!) ne sont pas la bonne méthode et que, dans le travail avec soi, il est nécessaire de dépasser cette approche répressive et de développer une attitude de douceur et d'acceptation. Mais cette douceur, cette acceptation ne sont pas du tout une attitude de permissivité, de laxisme complaisant où l'on s'autoriserait tout ce qui se présente sans discernement.
D'une façon générale, ce problème de l'ego existe en Orient comme en Occident. Néanmoins, il s'avère beaucoup plus précis et fort dans le contexte occidental. Cela peut s'expliquer par l'exacerbation de l'ego, l'attitude de compétitivité intense qui règne en Occident mais aussi par notre héritage culturel et traditionnel. En effet, notre passé est imprégné de culture chrétienne avec tout ce que celle-ci a tendance à véhiculer comme dénégation de soi sous une forme dépréciative, auto-agressive et à la limite mortifiante.
Une autre difficulté vient de la transmission du dharma en Occident et de sa traduction qui a été très influencée par la mentalité occidentale ambiante. Sans entrer dans une discussion trop technique, on peut faire remarquer que le concept de da en tibétain, atman en sanscrit, que l'on traduit dans beaucoup de cas par ego, certaines fois par soi, a un domaine de signification très étendu. On rencontre dans celui-ci les notions de " je ", de " moi ", d' "ego ", de " soi ", d' " âme ", d' " être " et même de " Soi ". Notre expérience " moi, je ", ce que je suis dans mon expérience empirique actuelle participe d'une double nature authentique et illusoire. Notre expérience n'est ni totalement authentique ni totalement illusoire: suivant sa qualité, elle est plus ou moins authentique, plus ou moins illusoire dans un enchevêtrement de réalité et d'illusion constante. Notre expérience habituelle est la version duelle, dualiste que la conscience habituelle produit sur la base de l'expérience primordiale non dualiste de la claire lumière.
L'important est ici de voir que, dans cette expérience de " moi, je ", il y a cette double nature authentique et illusoire, non dualiste et duelle. C'est une notion traditionnelle qui passe difficilement dans la terminologie occidentale. Une possibilité pour résoudre cette difficulté est de considérer que " moi, je " est constitué de ces deux éléments authentique et illusoire et d'appeler, d'une part, la présence authentique telle qu'elle est en nous-mêmes le " soi " et, d'autre part, d'appeler " ego " le voilage, la perception illusoire des formes qui masquent l'authentique. Dans cette perspective, " moi, je " est une imbrication de qualités authentiques émergeant de notre nature profonde. C'est le cas de l'amour, de la compassion, de la confiance véritable qui sont l'expression de la présence en nous de la nature  ... alors que l'ego est la tendance dualiste, duelle et conflictuelle qui opère dans les passions en termes d'attraction, de répulsion, d'indifférence. D'où les émotions conflictuelles qui filtrent, masquent, voilent et interfèrent avec la nature  ... Dans cette perspective, la pratique n'est pas la lutte, la répression de l'ego, mais la reconnaissance des qualités authentiques présentes en nous. Elle consiste, dans une attitude de douceur et de détente, à s'ouvrir à ces qualités authentiques, à notre soi en laissant tomber les fixations de l'ego.
Un ego d'abord normal
UNE FEMME. Vous venez de dire qu'il ne faut pas avoir d'attitude agressive envers l'ego. Mais comme toutes les voies spirituelles insistent sur la nécessité de se débarrasser de l'ego, pendant longtemps, je me suis évertuée à chasser cet ego qu'on me présentait comme l'obstacle sur le chemin. or, actuellement, il me semble au contraire que je dois passer à travers le sentiment, la sensation de ce moi. Est-ce que je me trompe ?
ARNAUD DESJARDINS. Il faut savoir, d'une part, à quel niveau on parle, c'est-à-dire si l'on s'adresse à un débutant ou à une personne qui est déjà avancée sur le chemin et, d'autre part, si l'on s'adresse à un débutant qui est bien situé en lui-même ou à un débutant plus ou moins perturbé, y compris des perturbations qui, en Occident, relèveraient de la psychothérapie. Tous les enseignements, sans exception, et tous les maîtres sont d'accord pour dire que le but est l'effacement, la disparition d'un certain mode de conscience que l'on désigne généralement en français par " le sens de l'ego ". Premier point, savons-nous exactement ce que nous appelons l'ego et en quoi pourrait consister l'état-sans-ego, autrement que par des définitions livresques qui nous vaudraient de bonnes notes dans des examens d'indianisme à la Sorbonne mais qui ne peuvent pas nous servir de point d'appui pour transformer notre existence, nous libérer de nos peurs et nous établir dans la sérénité?
Ma ligne de réponse personnelle, c'est que l'ego, pour être transcendé, dépassé, doit d'abord être en bon état ou en bonne santé. Même si, pour employer une image combien célèbre, la chenille doit mourir en tant que telle pour devenir papillon, une chenille malade ne fera pas un papillon. Si l'ego est trop peu structuré, comment est-il possible de vouloir tout de suite dépasser celui-ci? Comment parler d'effacement du sens de l'ego à une personne qui n'a même pas l'impression d'exister vraiment et qui se sent bloquée par différentes formes d'inhibitions et de malaises, issus de marques profondes, de samskaras en sanscrit? Certains êtres humains ne se sentent même pas le droit d'exister. Ils ont l'impression qu'ils ne sont à leur place nulle part parce que psychologiquement ils ne se sont pas sentis suffisamment aimés, soutenus, confirmés dans leur enfance. Pour que le sens de l'ego puisse s'effacer, il faut d'abord que l'ego se soit quelque peu affirmé, que cette conscience ordinaire que nous avons de nous se soit organisée, structurée, que nous soyons vraiment un ego au singulier et non pas une multiplicité de personnages ou de tendances qui nous composent et s'opposent entre elles.
Je me suis beaucoup appuyé pendant les années de ma recherche sur une formule que je considère toujours comme précieuse aujourd'hui: " Pour se donner, il faut s'appartenir. " On ne peut donner que ce qui nous appartient. Comment est-ce que je peux abandonner l'ego (en anglais drop the ego - Dieu sait combien de fois j'ai entendu cette expression) si ce moi est informe, privé de forme? Mon propre gourou m'a dit un jour en anglais, il y a bien longtemps: " Arnaud, you are an amorphous crowd ", (" vous êtes une foule amorphe "), et comme je savais qu'il avait reçu une formation scientifique dans sa jeunesse, j'ai bien compris qu'il donnait au mot amorphe, privé de forme, un sens très précis - amorphe en chimie, c'est l'opposé de cristallisé. Une part de nous qui est touchée par une vérité - non pas seulement dans l'intellect mais dans le coeur - voudrait échapper à un certain mode de conscience que nous sentons bien comme limitatif, mais d'autres parts de nous continuent à réclamer: " Et moi, et moi, je n'ai pas reçu ça, je n'ai pas pu faire ceci, je demande encore cela. " Il y a donc une première étape de structuration ou même d'affirmation de l'ego avant d'envisager l'effacement de la conscience du moi dans tout ce que ce pronom présente de limitatif. Mais ce travail de structuration doit être entrepris dès le départ avec une compréhension et surtout un sentiment qui permettent l'ouverture et le dépassement. Il est important de pressentir d'emblée ce que pourrait être un état non égoïste ou non égocentrique de manière à ce que cet te première affirmation de l'ego, nécessaire au début, ne soit pas le renforcement d'une prison qui ensuite deviendrait un véritable obstacle.
Le sens de l'ego, c'est une identification - j'entends par ce mot se prendre pour ce qu'on n'est pas réellement -, une identification de la conscience au personnage que nous sommes et que nous désignons par notre nom et notre prénom. Ramana Maharshi utilise l'image d'un acteur distribué dans un rôle qui, par un phénomène que nous sommes tous d'accord pour considérer comme pathologique et relevant de la psychiatrie, se prendrait tout d'un coup pour le rôle dans lequel il est distribué. Ici, chacun peut entendre ses nom et prénom. L'ego est une hallucination qui fait que la conscience se prend pour Arnaud Desjardins au lieu de se considérer comme distribuée dans le rôle d'Arnaud Desjardins mais fondamentalement libre de ce rôle. Cette liberté, nous la retrouvons chez les enfants qui font semblant en jouant d'être un avion tout en sachant très bien au fond d'eux-mêmes qu'ils ne sont pas un avion " dans la vraie vie ". Ce que nous appelons la carte d'identité, c'est en fait la carte des identifications majeures au nom et à la forme, pour parler comme les hindous, notre véritable identité étant totalement indépendante de ce qui est marqué sur la carte d'identité en question. Notre véritable identité donnerait à peu près: Date de naissance: jamais né; nom des parents:  ... la réalité absolue! Comment pouvons-nous progresser vers le moment où cette identification fondamentale va céder et où se révélera une conscience pure, sans attribut, distribuée dans un certain rôle? C'est là toute la question.
LAMA DENIS. Il y a effectivement, nous l'avons vu, de grosses erreurs dans la notion d'ego et dans celle de dépassement de l'ego. Bouddha a été appelé parfois anatma vadin, celui qui enseigne le non-ego et, partant de cette notion de dépassement de l'ego, certains se proposent d'annihiler celui-ci. L'ego est exécrable, haïssable, l'ego est à exterminer et ils s'engagent dans une guerre contre cet ego. Cette approche est une déviation et une erreur majeure. Le non-ego n'a jamais signifié qu'un côté de nous-même devait annihiler l'autre côté de nous-même. Lorsque quelque chose en nous se propose de maîtriser, de détruire quelque chose d'autre en nous, il est pertinent de se demander comme je le suggérais tout à l'heure: qui est-ce qui se propose d'annihiler, de détruire, de dépasser cet autre aspect, qui est-ce qui se propose de dépasser l'ego? Du point de vue bouddhiste, ce sujet qui a cette intention n'est autre précisément que l'ego lui-même. Cette volonté de destruction de l'ego devient une façon subtile de renforcer l'ego, l'ego se construisant avec pour propos son propre dépassement ou sa propre destruction. Il y a là un réel problème. D'autre part, il est important, avant d'envisager un dépassement de l'ego, d'avoir un ego normalement structuré. Arnaud faisait à l'instant allusion aux difficultés que l'on rencontre souvent face à des personnes qui se proposent de dépasser l'ego mais qui n'ont même pas un ego normal. Il y a, avant d'envisager le dépassement de l'ego, la nécessité d'être " normosé ", d'avoir une névrose normale, un ego normalement équilibré. Il y a des gens qui sont névrotiquement névrosés et qui relèvent de disciplines autres que la voie spirituelle. Il y a des gens qui sont " normosés " et l'approche spirituelle s'adresse à ces personnes normales ou normalement névrosées.
Il existe deux niveaux dans le travail sur l'ego: d'abord la compréhension de ce qu'on appelle la transparence de l'ego et ensuite l'expérience de la non-dualité. L'expérience de la transparence de l'ego consiste à comprendre - comprendre non pas intellectuellement mais dans un vécu abordé dans la méditation assise - comment nous ne sommes pas ce à quoi nous nous identifions. En effet, nous ne sommes pas notre carte d'identité. Notre identité en tant que Pierre, Paul, Marie ou Jeanne, n'a qu'une valeur conventionnelle. Nous sommes un ensemble de samskaras, de tendances, un ensemble d'états de conscience et, sur ce flux de conscience qui constitue notre expérience habituelle, nous mettons un nom: " moi ". A un premier niveau, il s'agit de comprendre que cette identité ou ce processus d'identification - car il n'y a pas une identité solide, une entité qui ait un caractère intègre et monolithique - est en fait et uniquement un processus, c'est-à-dire le jeu interdépendant des différents phénomènes qui nous donnent le sentiment d'être ce comme quoi nous nous vivons. Il se produit alors une désidentification ou une perception de la transparence, du manque de solidité de notre identité conventionnelle, habituelle. C'est ce qu'on appelle traditionnellement le premier niveau du non-ego.
Le deuxième niveau est l'accession à la non-dualité, c'est-à-dire à l'absence de quelqu'un qui soit le témoin de l'expérience du non-ego. Dans un premier temps, il y a la conscience de ne pas être ce à quoi nous nous identifions habituellement, il y a la conscience de la transparence de notre identité - je ne suis pas ceci, je ne suis pas cela -, mais subsiste néanmoins une appréciation qui est cette conscience d'être globale ou cette conscience de ne pas être cette identité. A ce niveau, on a encore l'expérience d'un témoin, d'un observateur, d'un point de référence. Le deuxième niveau, celui de l'expérience non dualiste, est la disparition même de ce point de référence central auquel l'expérience se rapporte. A ce moment-là, il n'y a plus même conscience du non-ego. Il y a une expérience immédiate, directe, sans la notion du sujet qui perçoit quelque chose d'autre ou qui expérimente le non-ego. Cet état est l'expérience non duelle.
Mais partons du début: au niveau psychologique, il y a la nécessité de la structuration de l'ego et la tradition nous propose un certain nombre de pratiques pour d'abord être bien structuré - ce qu'on appelle en tibétain seunamtso, le développement de bienfaits, de l'action juste. Ensuite, sur la base de cette structuration harmonieuse, juste, il est possible de dépasser l'illusion de l'ego, c'est ce qu'on appelle en tibétain yeshetso, le développement d'expérience immédiate, qui comprendra à son tour deux niveaux, le premier étant l'expérience de transparence et le deuxième le dépassement même de toute expérience - fût-ce celle même de la transparence.
La transparence de l'ego
Je voudrais demander à Lama Denis s'il peut préciser ce qu'il veut dire par transparence de l'ego et notamment s'il s'agit d'un état où l'ego serait normalisé et où l'on ne serait plus arraché à la réalité relative, par exemple à cause d'émotions ou de désirs forts qui nous empêchent de rester en contact avec la réalité telle qu'elle est? Ou bien s'agit-il d'autre chose ?
LAMA DENIS. La transparence de l'ego est l'aspect élémentaire de ce qu'on appelle dans le bouddhisme shunyata, l'expérience de la vacuité: je ne suis pas ce que j'ai l'impression d'être, je ne suis pas Pierre. Mais habituellement, je suis Pierre, je suis solide. C'est l'expérience que dans le " p ", dans le " i ", dans le " e ", dans les deux " r " et dans le " e " final, il n'y a pas quelqu'un. C'est l'expérience que ce à quoi je m'identifie - cette carte d'identité qui comprend un nom, une date de naissance, une certaine situation sociale, certaines adhésions intellectuelles - n'a qu'une réalité conventionnelle. C'est l'expérience intérieure vécue du caractère relatif de cette identité.
L'expérience dans laquelle on ne s'identifie plus à ses pensées ou à ses émotions, fussent-elles grossières ou subtiles, correspond à ce qu'on appelle l'observateur abstrait. A ce stade, il y a encore la notion d'observateur, de témoin - un témoin non impliqué, un observateur abstrait dans le sens où il n'est pas solidement concret et où il ne réagit pas -, mais il reste la conscience abstraite, neutre, alors que dans le deuxième temps, la conscience même d'être abstrait ou neutre, non impliqué, n'existe plus. C'est uniquement à ce moment-là qu'il y a accession à l'expérience non duelle. La conscience, du point de vue bouddhiste, est toujours conscience de quelque chose d'autre, elle correspond toujours à un mode de connaissance duelle, c'est-à-dire que le sujet est conscient ou connaisseur de quelque chose qui lui est autre, cet autre fût-il la transparence de l'ego.
Le sujet et l'objet
Qu'est-ce qui entreprend la démarche de libération? Est-ce l'ego ou y a-t-il en nous "quelque chose" qui prenne la recherche en main?
ARNAUD. Au départ du chemin, dans les conditions ordinaires de l'existence - c'est certainement encore plus vrai pour nous, produits de ce monde occidental moderne, dans l'existence agitée, déstructurante que nous vivons aujourd'hui, que pour des êtres qui avaient un mode de vie beaucoup plus calme, ponctué de prières, de méditations, de rituels - il y a une identification massive, celle de la conscience pure à une forme apparente qui n'est que changement. Identification à nos pensées, à nos émotions, à nos sensations par lesquelles nous sommes complètement happés.
Swâmi Prajnanpad appelait cela une fausse non-dualité dans laquelle le sujet est entièrement absorbé par l'objet. Je n'ai plus aucune conscience de moi. Swâmiji insistait sur la nécessité de passer par une étape importante dans laquelle nous expérimentons un moi plus permanent, plus stable, plus réel, même s'il s'agit d'une individualité qui devra elle aussi être dépassée. C'est encore moi, mais avec une distinction claire du moi et du non-moi. Est-ce que moi en colère, c'est moi? Non, pas plus d'ailleurs que moi, fou de joie. Il s'agit donc, dans un premier temps, de découvrir un " je " sans attribut, sans prédicat, plus stable, plus permanent et qui procède pour commencer d'une dissociation. C'est cette distinction du sujet et de l'objet qu'on appelle " discrimination du spectateur et du spectacle " ou "position de témoin", witness position en anglais, sakshin en sanscrit. Mais elle n'est qu'une étape.
Donc, l'état de conscience ordinaire est une fausse non-dualité dans laquelle nous n'existons plus, non pas au sens heureux d'un effacement de l'ego mais dans le sens d'une identification inconsciente à nos fonctionnements, d'autant plus grande que nous sommes plus concernés émotionnellement. Nous ne sommes pas en possession d'une conscience stable que l'Inde compare à un fil qui passe à travers toutes les perles du collier, une conscience permanente qui s'exprimerait avant tout en termes négatifs - je ne suis pas cette pensée, je ne suis pas cette émotion, je ne suis pas cette condition physique pénible, je ne suis pas tout ce dont je peux prendre conscience qui n'existait pas hier, qui n'existera pas demain. Donc, il s'agit bien d'une dissociation. Si je suis complètement pris, le sujet et l'objet sont confondus, je suis emporté par mes pensées, mes émotions, mes sensations. Il y a absorption du sujet par l'objet. Cet objet peut être l'ensemble de nos perceptions intérieures, une émotion douloureuse, une tristesse, une surexcitation parce que nous avons reçu une bonne nouvelle, ou même des pensées un peu obsessionnelles. Une part de la sadhana, de l'ascèse, consiste en cette désidentification, cette dissociation du sujet et de l'objet.
En langage védantique, on dit que tout peut être objectivé, c'est-à-dire considéré comme un objet - y compris, je le redis, ce que d'habitude nous considérons comme tenant au sujet, c'est-à-dire les tristesses, les joies, les colorations affectives, les idées noires, les idées roses. Si le sujet est triste de constater une tristesse, ce n'est plus le sujet. Le sujet, le témoin, doit être pur, sans coloration, sans qualification, juste vision. Ce témoin, lui, est toujours identique à lui-même, tandis que ce qui est vu est tout le temps changeante Cette étape que Swâmi Prajnanpad appelait une vraie dualité est une première démarche.
Tout peut devenir objet pour un sujet qui en prend conscience. Mais du sujet lui-même, l'ultime sujet, rien ne peut prendre conscience. Mais ce je suis, ce sujet, même s'il est très pur, même s'il est sans émotion, même s'il EST parce qu'il échappe au changement, qu'il échappe au temps, a encore une certaine coloration individualisée. Je le ressens toujours quelque peu comme " moi". Il y a encore un dépassement possible dans lequel ce sens d'un je suis même très calme, très stable et autour duquel peut se structurer et s'organiser notre fonctionnement ordinaire, va disparaître. Le sujet perd toute référence individualisée, toute référence de séparation, de dualité et atteint une non-dualité - non-deux - qu'il est impossible d'imaginer à l'avance tant qu'on ne l'a pas expérimentée. La conscience devient alors parfaitement lumineuse, claire, souverainement détachée, mais compatible avec l'apparence d'une action, d'une décision. Toute référence individuelle s'est effacée. Pour illustrer cet état, on donne l'image de la vague qui réalise qu'elle est purement et simplement l'océan; même s'il y a des milliers de vagues, il y a un seul océan et la vague ne peut pas avoir une existence, ou un être, ou une réalité indépendante de l'océan lui-même.
Pour en savoir plus lisez "Dialogues à Deux Voies" Ed. La Table Ronde Lama D. Teundroup & Arnaud Desjardins
extraits de la source

quinta-feira, 29 de março de 2012

L'EGO

L'EGO







Le plus grand frein dans l’évolution de l’homme, dans votre évolution, c’est ce que vous appelez sur terre l’ego, les blessures, les vexations que subit votre personnalité. Certains ne peuvent pardonner ces blessures, ces vexations, car elles font naître en eux un profond sentiment de ressentiment, et cela est à éviter absolument. N’oubliez pas ceci : quoi que puisse vous faire votre frère, juste ou injuste, ne nourrissez jamais de ressentiment envers lui. Il est l’artisan qui vous fait évoluer, il est celui qui vous permet de voir ce qu’il faut transformer en vous. Parfois il en est conscient, et celui qui est conscient du travail qu’il fait faire à son frère a déjà dépassé une certaine compréhension de sa propre évolution, il commence à aller à l’essentiel.
Lorsque vous arriverez à ne plus être blessé par toutes les paroles que vous pourrez entendre sur vous, contre vous, lorsque vous arriverez à avoir de la compassion pour ceux qui vous blessent, à ne pas vous laisser déstabiliser, nous serons infiniment heureux car vous aurez franchi un grand pas sur le sentier de l’évolution.
Ce qui vous freine essentiellement, c’est votre susceptibilité humaine. Soyez attentifs à ne pas jouer les fatalistes, lorsque que quelqu’un vous blesse, en disant que cela n’a pas d’importance. Il faut dépasser la blessure et vous projeter bien au-delà.
Lorsque vous aurez compris que tous les différends qui existent sur ce monde ne sont essentiellement que des blessures de l’ego, d’amour propre, des vexations, vous comprendrez qu’il est essentiel de travailler sur vous-même pour atteindre la Paix.
Vous qui vous éveillez chaque jour davantage, soyez vigilants. Demain, le néophyte que vous êtes deviendra un initié, si vous êtes suffisamment courageux et vigilant pour dépasser la dualité, la personnalité et ses faiblesses qui vous freinent énormément. Votre personnalité est nécessaire à votre avancement à la seule condition qu’elle dépasse les vexations de l’ego.
Si vous n’êtes pas capable de voir les expériences que nous mettons sur votre route afin que votre avancement puisse se faire beaucoup plus rapidement, nous vous en mettrons tellement que vous serez obligés de les dépasser, nous ferons en sorte que vous soyez confronté à des situations plus ou moins difficiles.
Si nous faisons cela, c’est parce que notre Amour pour vous est immense et que notre plus grande joie sera de vous voir évoluer, comprendre, devenir des êtres éveillés capables d’aider les autres, de nous recevoir en leur cœur et en leur esprit, des êtres avec qui nous serons connectés en permanence, et cela devient urgent en raison de la situation présente et future de votre monde.
……….
Pour expérimenter la vie, il faut des instruments. Vous-même faites des expérimentations de toutes sortes.
Votre Partie Divine a été dotée d’une autre partie considérable qui aide à expérimenter et qui s’appelle âme, qui elle-même a été dotée d’un moteur que vous pouvez appeler personnalité, individualité, peu importe le mot.
Il faut que vous sachiez qu’étant donné le nombre d’expériences qu’a vécu votre Partie Divine en involuant dans les mondes inférieurs, il est né de celles-ci des individualités différentes. Chaque âme n’a pas vécu les mêmes expériences, même si elle doit arriver au même but. Il y a plusieurs façons d’arriver à ce but, celui-ci étant de retourner à la Source.
Le Père a donc donnéà tous des ustensiles, des appareils nécessaires pour expérimenter la Vie.
L’égo, comme vous le nommez si savamment, est en fait le côté actif de la personnalité, celui qui entre en réaction par rapport à un désir, à un vouloir, celui aussi qui permet d’avancer. C’est un moteur.
L’égo appartient essentiellement aux mondes de la troisième dimension. C’est un outil nécessaire. Sans égo, il est très difficile, voire impossible, de fonctionner dans ces mondes de troisième dimension. La personnalité a besoin de s’appuyer sur ce moteur puissant.
nous vous demandons un travail conséquent sur vous-même : preparez-vous à ne plus avoir à votre disposition, à votre service, ce moteur puissant siège de tous vos désirs.
Lorsque vous serez dans la quatrième dimension, vos désirs ne seront plus les mêmes, ils seront tous dirigés vers une direction de conscience commune de Fraternité et d’Amour.
……….
Le plus grand frein à votre évolution, c’est l’ego dominateur. Alors, soyez très vigilants à cet ego dominateur. Il va essayer, de vivre même au niveau des corps physiques, car il n’a plus beaucoup de temps a vivre dans la nouvelle ere. Sur le nouveau monde, il n’y aura plus d’ego dominateur, car l’ego sera au service de l’homme et l’aidera a agir.
l’égo dominateur est donc très actif, car il veut utiliser le peu de temps qui lui reste pour s’exprimer, pour agir. Malheureusement, il fait faire beaucoup d’erreurs aux humains qui l’écoutent trop, qui le laissent dominer.
Il est essentiel de travailler l’ego, de travailler les peurs, de travailler une nouvelle conscience de vous-même, de vous connaître, et vous ne pourrez réellement vous connaître qu’en travaillant à cœur ouvert, qu’en étant totalement clairs les uns vis-à-vis des autres.
Qu’avez vous à cacher au Père ? Rien, parce qu’il est en vous et qu’il voit en vous. Vous êtes tous issus de la même cellule du Corps Divin, et il ne faut pas que de vous cachiez les uns aux autres, car demain l’humanité aura la capacité de deviner, de communiquer au-delà de la parole, de cœur à cœur, de pensée à pensée, et c’est à cela qu’il faut vous préparer.
Quand vous pensez mal par rapport à vous-même, quand vous pensez mal par rapport à votre frère, dites-vous bien que quelqu’un perçoit votre pensée. Alors, apprenez à bien penser, car demain vous ne pourrez plus vous permettre cette erreur.
Beaucoup d’entre vous souhaitent partir de ce monde et venir vers nous. Nous serons infiniment heureux le jour où nous pourrons accueillir de nouveau nos frères humains !
Mais avant de pouvoir venir vivre sur nos mondes, il faut que vous ayez travaillé essentiellement vos pensées, vos peurs, votre esprit de domination et de puissance, car sur les mondes où nous nous trouvons, il n’y a plus tout cela, tout est au service du Tout, tout est au service des autres, tout est au service de l’Un.
Vous êtes avant tout au service de vous-même, au service de votre ego, mais vous n’en avez pas toujours conscience. Alors, travaillez sans relâche, interrogez-vous, questionnez-vous, regardez-vous agir, écoutez-vous penser, vous comprendrez petit à petit ce que vous devenez et vous vous éveillerez totalement à une autre réalité, à une autre conscience.
……….
Chacun de vous devra travailler très dur pour rester sur cette route, car l’ego dominateur sera toujours là pour essayer de vous placer sous son contrôle. Il ne vous fera pas chuter car il n’en a pas la possibilité, mais il mettra devant vous ce que vous croirez être des pièges insurmontables, et ces pièges ne seront qu’illusion.
L’adepte qui chemine sur ce chemin de Lumière doit cultiver l’humilité. L’humilité est une arme redoutable contre l’égo dominateur. L’égo dominateur peut transformer l’Amour en sa faveur, mais il n’a aucune prise sur l’humilité.
si vous desirez ne jamais chuter, si vous desirez dépasser cet ego dominateur qui est en vous, travaillez avant tout l’humilité. l’humilité vous permettra d’atteindre des plans de conscience très élevés, d’avoir une nouvelle conscience de la vie, de ressentir avec beaucoup plus d’acuité ce qui se passe au plus profond de vous comme à l’extérieur de vous.
……….
A tous, nous répétons encore et encore : lâchez prise avec Monsieur Ego, avec toutes les vexations qui vous freinent énormément, avec les incompréhensions mutuelles. Il faut que vous compreniez absolument que le temps qui vous est donné en vue de votre immense transformation se réduit de jour en jour. Il faut que vous soyez conscient que vos Frères de Lumière attendent de vous que vous puissiez apporter à la terre, à tous ceux qui viendront près de vous, à tous ceux qui seront dans la tristesse, dans le désespoir, dans le besoin, l’aide qui leur sera nécessaire.
fonte

quarta-feira, 28 de março de 2012

A origem do ego

romper barreiras para superar o ego
Qual a origem do ego? O que ele alimenta? Como ele é alimentado? No texto de hoje, de Elisabeth Cavalcante, a autora propõe refletirmos sobre a origem do ego e sobre como podemos podemos superá-lo para encontrar a mais pura paz amor dentro de nós mesmos.
Vamos à leitura?
O alimento do ego
Todos nós, seres humanos, desenvolvemos no início de nossas vidas aquilo que conhecemos como ego. Ele constitui a dimensão de nosso ser que atua no mundo material e realiza todas as tarefas e funções inerentes à existência física.
No plano emocional, também somos direcionados pelas crenças e contradições que o ego nos apresenta. E, aos poucos, passamos a ser totalmente direcionados por ele, reagindo de modo inconsciente a maior parte do tempo.
Observar nosso comportamento direcionado pelo ego é algo bastante interessante. Se conseguirmos focalizar nossa atenção nesse jogo, pois é nisto que o ego consiste, num faz-de-conta, que tenta o tempo todo dar aos problemas e circunstâncias da vida uma dimensão muito maior do que a real.
Muitas das questões pelas quais nos debatemos em desespero poderiam, se nos focássemos nelas com a isenção necessária, transformar-se em algo de simples solução.
Entretanto, nossa tendência predominante é a de tornar os fatos objetivos em questões de vida ou morte. Enquanto não compreendermos a dinâmica que governa nossa vida, ou seja, que o ego se alimenta de problemas e fortalece o seu domínio sobre nós a partir da nossa insistência em cultivá-los, seguiremos escravos da ansiedade e da depressão, dependendo de drogas e outros meios artificiais para alcançar a paz.
Só que esta será uma paz ilusória, pois não teremos eliminado a raiz de nossas angústias, mas apenas anestesiado a dor. Aprender a olhar para nossos problemas, tendo a consciência de que eles são ilusões criadas pela falta de confiança em nosso próprio valor, é o primeiro passo para que a mudança possa começar a acontecer.
A seguir, é preciso deixar que uma outra dimensão, totalmente ignorada pela maioria de nós, possa enfim expressar-se, – a consciência crística, que consiste na absoluta certeza acerca de nossa origem divina.
Quando alcançamos esta percepção, a vida se torna muito mais leve, pois deixamos de resistir aos acontecimentos, e passamos a aceitá-los e a fluir com eles, na certeza de que a vida sempre nos trará o melhor.
O Problema é um Tônico para o Ego
….O ego só pode existir quando existe luta, lembre-se – quando ele luta. Quanto maior o problema maior o desafio… E com o desafio surge seu ego, ele paira nas alturas. Você cria os problemas. Eles não existem.

….Os mestres verdadeiros dizem, Por favor, veja o que você está fazendo, que bobagem você está fazendo. Primeiro, você cria um problema, depois você vai em busca de uma solução. Apenas veja que você está criando o problema, exatamente no princípio, quando você estiver criando o problema, essa é a solução – não o crie!
Mas isso não lhe agradará porque, então, você está subitamente voltando para si mesmo. Nada para fazer?…E você está profundamente cansado, vazio, tentando preencher-se com qualquer coisa.
Você não tem nenhum problema; somente isso precisa ser entendido. Agora mesmo, você pode deixar todos os problemas porque eles são criações suas. Dê outra olhada nos seus problemas: quanto mais profundamente você olhar, menores eles parecerão. Continue olhando para eles e aos poucos, eles começarão a desaparecer. Prossiga olhando e subitamente você descobrirá que há uma vacuidade… Uma bela vacuidade lhe cerca. Nada para fazer, nada para ser, porque você já é isso.
  É uma decisão de que agora toda essa besteira de criar problemas e encontrar soluções acabou.
Toda essa bobagem é um jogo que você está jogando consigo mesmo: você mesmo está escondendo e você mesmo está procurando, você é ambas as partes…
Você pode encontrar a si mesmo agora porque é você que está escondendo…
…Não crie problemas desnecessários para você. E o entendimento descerá sobre você se você observar como você torna um problema cada vez maior, como você o engendra, e como você ajuda a roda a girar cada vez mais rápido. Assim de repente, você está no topo da sua miséria e você está necessitando da simpatia do mundo inteiro.
O ego precisa de problemas. Se você compreender isso, na própria compreensão as montanhas viram montículos novamente, e então os montículos também desaparecem. Subitamente há vacuidade, pura vacuidade por toda parte. Isso é tudo o que a iluminação é – um profundo entendimento de que problemas não existem.
Assim, sem nenhum problema para resolver, o que você vai fazer? Imediatamente você começa a viver. Você irá comer, irá dormir, irá amar, irá bater papo, irá cantar, irá dançar. O que tem mais para fazer? Você se tornou um deus, você começou a viver!
Se as pessoas pudessem dançar um pouco mais, cantar um pouco mais, serem um pouco mais malucas, a energia delas estaria fluindo mais, e os problemas delas irão desaparecer aos poucos.
…quando você dança chega um momento que o seu corpo não é mais uma coisa rígida, se torna flexível, fluido. Quando você dança chega um momento quando sua fronteira não está mais tão clara; você se funde e se dissolve com o cosmos, as fronteiras ficam misturadas. Assim você não cria qualquer problema.
FONTE
Viva, dance, coma, durma, faça as coisas tão totalmente quanto possível. E lembre-se sempre: quando você flagrar a si mesmo criando algum problema, dê o fora dele, imediatamente.

Empecilhos à Oração

Empecilhos à Oração

por

E. M. Bounds



Orar certo é estar certo, agir certo e viver certo. Tudo que impede oração impede santidade. Quando tudo que nos impede de orar certo for removido, o caminho estará aberto para um rápido avanço na vida espiritual. Se pudéssemos contar, dia por dia, as orações que não alcançam resultado algum, que não beneficiam o homem, nem influenciam a Deus, ficaríamos pasmados ao ver os números.
Precisamos de homens e mulheres que possam alcançar a Deus e receber amplamente das suas reservas inesgotáveis. A igreja é profundamente afetada pelo materialismo da sua época. Os interesses da terra excluem os do céu, o tempo eclipsa a eternidade, um ousado e ilusório humanitarismo destrói a adoração, e a compreensão essencial de Deus é deturpada.
Homens e mulheres que saibam orar, e que possam projetar Deus e suas divinas instituições na terra com eficiência redentora, são nossa única saída. A igreja poderá caminhar com triunfo às suas conquistas finais sem possuir riqueza, tendo que enfrentar pobreza ou desprezo, ou sendo desacreditada pelo mundo e rejeitada pela cultura e sociedade; mas sem homens e mulheres que saibam orar, não conseguirá derrotar nem o inimigo mais frágil, nem ganhar um único troféu para seu Senhor.
Pode fechar seus redutos de aprendizagem, seus oradores eloqüentes podem ser silenciados para sempre, mas suas orações serão ainda mais potentes do que seu conhecimento ou eloqüência, e lhe assegurarão as mais gloriosas conquistas. Ela pode perder tudo, menos a oração da fé, e isto lhe será mais poderosa do que a vara de Arão para criar agências ou ministérios eficazes e gerar resultados tremendos. Por trás de um ministério santo e cheio de zelo e paixão tem de haver oração que prevalece, e que traga consigo um glorioso Pentecoste.

Pecado Impede Oração
"Se eu no coração contemplara a vaidade, o Senhor não me teria ouvido" (Salmo 66.18). Os pecados do coração que não são rejeitados, ou que não estamos lutando para vencer, interrompem a oração. Oração não pode fluir do coração que nutre ou protege o pecado, que abriga pecado de qualquer espécie. O pensamento rebelde ou insensato é pecado; o olhar de cobiça ou lascívia do coração é pecado. Temos de clamar a Deus de um coração puro.
"Mãos santas" devem ser levantadas em oração. Uma mancha na mão é tão fatal para impedir a oração quanto o pecado no coração. A pessoa que ora precisa estar certa no seu coração, mas suas ações também precisam estar certas. Guardar os mandamentos de Deus e fazer o que lhe agrada nos dá segurança de que receberemos o que pedirmos dele. Pecados escondidos, ocultos por parcialidade ou por hábito, retidos por indulgência, contemporização, ou ignorância deliberada; estas coisas, como o lagarto no botão ou veneno no sangue, destruirão a flor e a vida da oração.

Orgulho Impede Oração
O orgulho em alguma forma é inerente a todos nós. Nenhuma criatura tem tantas razões para ser humilde quanto o homem; nenhuma, possivelmente, possui tantas fontes de orgulho. O orgulho destrói a humildade, gera vaidade, transfere fé em Deus para fé em si mesmo. Existe no orgulho tal senso de estar completo em si mesmo que destrói a base da oração. Sua sensação constante é: "Estou cheio e não preciso de mais nada".
O orgulhoso ora, talvez até regularmente, mas é oração de fariseu, um desfile do ego, um catálogo de bondade própria. O orgulho se esconde sob o disfarce de gratidão a Deus, louvando a Deus usando incenso do altar do ego. O orgulho se manifesta no desfile das nossas obras religiosas, na exibição de realizações, sejam religiosas ou não.
A oração precisa nascer lá de baixo. O orgulho procura os lugares mais altos, e nunca pode ser encontrado nos lugares humildes onde a oração é incubada. As asas da oração devem ser cobertas de pó. O orgulho despreza o pó da humildade, e cobre suas asas com o brilho e ouro do ego. O vazio da vaidade, o egoísmo de pensamentos centrados em si mesmo e de conversas que exaltam a própria pessoa são todos empecilhos à oração, porque declaram a presença do orgulho. Deus, de acordo com o apóstolo, resiste ao orgulho, e dispõe todos seus exércitos contra ele.

Um Espírito Que Não Perdoa
Nutrir um espírito que não perdoa impede à oração. Vingança, retaliação, um espírito inclemente, a ausência de tolerância, a falta de um espírito de misericórdia plena e total para com todos que tiverem de qualquer forma ou em qualquer medida nos prejudicado, impede a oração. Não avançaremos um centímetro enquanto não reconhecermos estes sentimentos e não pudermos declarar com sinceridade: "Perdoa-me, Deus, da mesma forma como perdôo aos outros". Quando deixamos de aplicar misericórdia a todos os males que já foram praticados contra nós, estamos automaticamente condenando nossa capacidade de orar.
Podemos orar com ira no nosso coração, mas este tipo de oração torna-se pecado. Todos estão sujeitos diariamente a serem feridos naquelas áreas onde são mais sensíveis. Porém, ter uma atitude de vingança ou desafeto para com a pessoa que causou tal ferida, congela a capacidade de orar. O espírito de perdão é como o espírito do evangelho, e este espírito precisa reinar no coração antes que a verdadeira oração possa proceder dos lábios.

Discórdia no Lar
A vida no lar, sua paz e união, afeta a oração. Discórdia no lar impede a oração. O apóstolo exorta às esposas e aos maridos para viverem no mais puro amor e mais doce união, para que suas orações não sejam impedidas. Confusão numa fonte de águas quebra a serenidade da superfície, e o fluir calmo e pacífico da corrente. Uma discórdia familiar quebra e separa todos os fios trançados que formam a oração.

Um Espírito Mundano
Um espírito mundano impede a oração. O mundo tem um efeito mais negativo sobre a oração do que todas as águas poluídas e infestadas de um brejo teriam sobre a saúde. Obscurece a visão para cima, anula os impulsos espirituais, e corta as asas das aspirações. "Pedis e não recebeis, porque pedis mal, para esbanjardes em vossos prazeres" (Tiago 4.3).
Nossas cobiças, como remanescente da mente carnal que ainda permanece em nós, são o elo que nos prende ao mundo. São a cidadela, ou as fortalezas de fronteira, das quais nosso inimigo, o mundo, ainda não foi expulso. Oramos, mas não recebemos porque o mundo dentro de nós corromperia todas as respostas.
Um coração puro, ou alguém que anseie pela pureza, é o único que pode ser confiado com respostas à oração. Enquanto nossas cobiças têm permissão para ficar, contaminam nosso alimento espiritual. Inspiram e tingem todas nossas orações com desejos mundanos. Para alcançar a Deus e receber algo dele, é absolutamente imprescindível que se esteja morto para o mundo. Se quisermos que Deus abra seus ouvidos para nós, precisamos ter nossos ouvidos fechados para o mundo.
Um coração impregnado, ou contaminado por mínimo que seja com o mundo, não conseguirá subir em direção a Deus assim como uma águia com asas quebradas não consegue subir em direção ao sol. O homem que Tiago descreve como uma onda do mar, impelido e agitado pelo vento (Tg 1.6), é o homem de espírito mundano, cujas energias espirituais e decisões são quebradas pelas influências e infusões do mundo. Ele tem ânimo dobre, metade para Deus e metade para o mundo, ora para o céu, ora para a terra. "Não suponha esse homem que alcançará do Senhor alguma coisa" (Tiago 1.7).
Falta de santidade, impaciência, ou qualquer outro espírito, pensamento, sentimento ou ação que não esteja em harmonia com o Espírito de Deus, impedirá a oração. Uma fé perturbada por dúvidas, ou que desfalece por cansaço ou fraqueza, não alcançará resultados na oração. Os elementos que enfraquecem os nervos e músculos espirituais para as grandes lutas impedirão a oração.
Precisamos de homens e mulheres que vivam onde todos os empecilhos à oração foram removidos – pessoas cuja visão espiritual foi inteiramente purificada de névoas, nuvens e escuridão, guerreiros que tem carta branca de Deus e nervos espirituais firmes para usar esta carta a fim de suprir cada necessidade espiritual.

Extraído de "Prayer and Revival" (Oração e Avivamento) por E. M. Bounds com Darryl King. Copyright 1993 por Baker Book House Company, Grand Rapids, Michigan, E.U.A.

O EGO

O EGO

O EGO nada tem de divino; o ego é simplesmente um conjunto - reiteramos - de valores positivos ou negativos; esses valores, ou agregados psíquicos, astrais, mentais, volitivos, etc., são os que em forma definida recebem o qualificativo de eus.. O ego é composto por uma infinidade de eus. Os eus são Legião
Representação de nosso eus ou defeitos psicológicos
Todos e cada um dos eus, que a criatura humana carrega, são eminentemente bestiais, selvagens, malignos, santimonial, criminosos, bêbedos, adúlteros, homossexuais, cínicos, fornicadores, hipócritas, ambicioso... são terríveis... são EUS.

O Eu da luxuria não se importa se o corpo está enfermo, agonizante ou que as faculdades sexuais estejam diminuídas ou esgotadas; ao eu da luxuria tudo que importa é se dar o gosto a todo custo e nada mais. A fornicação, a lascívia , a obscenidade, o erotismo degenerado, as aberrações sexuais, são precisamente SUA ORIGEM, seu alimento e por esse "alimento" luta desesperadamente.

A única coisa que deseja O EU da luxúria é fornicar, não se importando com mais nada. A fornicação é o alimento básico, fundamental, primordial, insubstituível do EGO e do eu da luxúria; mas, há algo que realmente surpreende: O eu da luxúria, NÃO É UM, não é uma luxuria em particular, o eu da luxúria são muitos, são uma legião dentro da legião.

A luxúria, apesar de seu conformação múltipla, é quem provê todo um caudal energético, uma grande quantidade de alimento para todos e para cada um do eus, não só fornicadores, mas para aqueles que aparentemente nada têm haver com o sexo.

O EU da luxúria alimenta através da fornicação tudo aquilo que é o EGO. O alimento primordial do ego é a fornicação.

Quando por motivos eminentemente físicos, pela idade ou pela enfermidade ou por falta de complemento sexual, a luxúria não pode ser satisfeita pela fornicação, é então que o ego sofre a coisa indizível. Sofre porque não recebeu seu alimento primordial, este alimento fundamental ao ego, que são as vibrações malignas emergentes da fornicação.

A fornicação científica e a fornicação "mística" são simplesmente FORNICAÇÃO, e toda fornicação serve como alimento ao maligno, ao ego. Há vezes que escutando nossas exposições, certos indivíduos, decidem, da noite para o dia, seguir nossos ensinamentos, chegam a difundir todo conhecimento transmitido e recebido por eles; mas, como o seus EGOs, necessitam de "seu alimento"; então reagem e procuram acomodação em um alguma filosofia ou seita religiosa que lhes AUTORIZE fornicar.

O Ego é multiforme, tem mil caras e mil máscaras. O Ego é às vezes rude, violento, cínico, cruel, impiedoso, ateu, comunista, etc., e outras vezes se mostram ser fino, educado, sincero, amoroso, crente, místico, etc.

O ego usa a máscara que mais lhe convier, sendo geralmente isso o que acontece com todos e cada um de seus componentes. O EU, de acordo com as circunstâncias, se mostra tal como é ou se esconde sob finas sutilezas.fonte

O ego não é mas que um grupo de EUS, e esse grupo são milhares e milhares de eus.

Salir de lo ego centrado

salir de lo ego centrado

La actitud del caminante

 

La actitud del caminante

Estimado hermano, te contesto algo sobre tu tarea espiritual, en base a una conversación sostenida sobre temas de desarrollo interno.
El camino espiritual, es decir esa tarea emprendida con el sentido de encontrar a Dios, nos va develando significados nuevos según el paisaje que atravesemos.
Los momentos vitales, las distintas estaciones de la vida, nos revelan facetas desconocidas y nos abren puertas que no sospechábamos.
La vida de cada alma tiene su dinámica particular y un ir y venir que le es propio, pero todos los procesos tienen en común esto de avanzar y retroceder que es propio del modo humano de existencia. No debemos quedarnos fijados en las particularidades sino atender a la dirección general de la senda en que estamos.
No deben las caídas someternos el ánimo ni quitarnos el contento que debe estar en la base de toda ascesis. Alegría que fundamos en la certeza de la misericordia divina y en el destino de eternidad para el cual fue creado el hombre.
Las virtudes no pueden adquirirse como se adquieren los objetos que se compran. Tampoco son ellas efímeras como estos.
Podemos aprender a evaluar la senda espiritual que seguimos en períodos mas extensos. Claro que sirve el examen diario y la constante atención. Pero también mirarse de un año a otro y fijarse si se afirma o no la dirección hacia lo trascendente. Eso es decisivo, el “hacia donde voy” mas que la caída aquella que tiende a instalarse como sombra en el ánimo.
Y cómo sabré si me afirmo en la dirección correcta. ¿Crece tu deseo de Él? ¿Qué es lo que más anhelas? Porque según lo que vamos queriendo se orienta nuestra conducta.
Si tienes un defecto recurrente debes decirte interiormente… “Que bueno que sería si pudiera superar esta falencia o eliminar este pecado…” Este desear ese bien para uno, permite la apertura a la gracia necesaria que nos dará la fuerza para el cambio.
Si no tienes la voluntad suficiente, al menos puedes desearla y pedirla. Esto solo ya te va conduciendo. El proceso de conversión es ante todo un cambio en la dirección de la propia vida. No debemos esperar el cambio como una experiencia súbita al modo que le aconteció a San Pablo camino de Damasco. No es útil imaginarse a la conversión como el día aquel a partir del cual ya no tendré caídas.
Mas bien, la conversión de la vida se produce cuando decido con profundidad y determinación, evaluar todo en función del sentido de la vida. Esto es: El encuentro con Dios en la ermita del corazón.
Puedo caer y levantarme pero usaré mi libre albedrío para poner a Dios como criterio de selección de lo que hago. Eso es un gran cambio y esa dirección puede mantenerse a pesar de nuestras miserias recurrentes.
En el caso del vicio, es decir este pecado repetitivo que encadena el alma hasta el punto de someterla de manera compulsiva, han de ponerse todos los medios para evitarlo, todas las ayudas posibles, pero importa mucho lo que se haga luego de esa conducta no querida.
Muchas veces, el triunfo del vicio se establece no tanto por la ejecución de cierto acto sino por el desánimo en que deja a la persona, que de tanto reprocharse queda inhabilitada para continuar su práctica espiritual.
El reproche, aún justificado, no deja de ser un acto ego centrado. Si al pecar fui egoísta o mezquino o me entregué a la esclavitud de las pasiones que alejan al alma de Dios, el desánimo posterior no hace sino fortalecer la posibilidad de pecar de nuevo.
Entre los escaladores que ascienden grandes alturas y en sitios peligrosos, es sabido que “ya al caer es preciso irse levantando”, ignorando del todo la posibilidad de permanecer -allí donde he caído- saben del riesgo que se corre por permanecer quieto y doliéndose en la herida.
Son formas de cada sendero. ¿Qué es más importante y prioritario; quitar las malas hierbas o plantar las flores y frutales?
Respirar profundo, caminar tranquilo, repetir el Nombre de Jesús; apreciar como el amanecer va pintando de colores el jardín y sumarse a las aves, que aquí y en todas partes alaban al Padre de toda la creación.
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El PODER DE LA ORACION



 EL PODER DE LA ORACION
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"La oracion es una herramienta PODEROSA. No podríamos aunque hablaramos por dias, comenzar a subrayar la virtud, el valor y el poder extraordinario que esta cosa llamada oracion te puede dar.
Simplemente, en orden y para que tu puedas rezar, tu ego tiene que en algun nivel admitir, al menos indirectamente que hay algo a lo que se le puede rezar. Esta es la llave/clave para y hacia el PODER de la ORACION. Cuando rezas, tu ego toma el conocimiento y reconoce que hay algo fuera de sus limites, que hay algo y que EXISTE - fuera de lo que que el mismo ego se ha definido a si mismo. No solamente el ego reconoce que hay algo fuera de si mismo que existe, sino que puede proveer ayuda en la manera de direccion y de GUIA, de SANACION, de ENTENDIMIENTO o en las muchas otras maneras que tu ego necesite. Entonces tu EGO busca fuera y mucho mas alla su su marco de referencia y LE PREGUNTA A "ESTE ALGO POR AYUDA". En cualquier momento que esto sucede, tu EGO esta en un estado en que HA BAJADO SUS DEFENSAS.
Apertura y el Ego

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Las defensas de tu EGO usualmente estan bajas y son disminuidas cuando experimentas situaciones de MIEDO, ADVERSIDAD y NECESIDAD. Desde este reino, se ve que la mayoria de las oraciones que son ofrecidas se llevan a cabo en tiempos de tremendo MIEDO - ADVERSIDAD y SON OLVIDADAS EN TIEMPOS DE DE GRAN FORTALEZA. Pero en esos momentos de miedo, el PODER y la ACCION de la ORACIÓN (DIRECCIÓN), toma lugar la APERTURA CREADA POR LA PERSONA, INTENTANDO ALCANZAR Y BUSCANDO HACIA "ARRIBA" - en donde PUEDE SER CUMPLIDA - A CAUSA DE NUESTRA BUSQUEDA HACIA "ABAJO".
Es en esta "Ruptura de la armadura del EGO", que nos permite a "Nosotros" "ÁNGELES" - Inundarlos a Ustedes con ENERGIA, VIBRACIÓN, SANACIÓN, CONCIENCIA, IDEAS, PENSAMIENTOS E IMAGENES. Es tambien un tiempo en el cual "Nosotros Ángeles", podemos apoyar en una manera indirecta, en peticiones u oraciones en que se pide por algo y trabajar directamente en la RESPUESTA a TAL ORACION PARA QUE TENGA LUGAR Y SE MANIFIESTE.


Alcance de la Oracion

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La Oracion es una manera en que la mente puede alcanzar hacia "afuera" para interconectar con Dios y UNIRSE EN EL PROCESO DE CREACION. La Oracion debe ser utilizada constantemente, no solo en tiempos de necesidad basados en miedo o adversidad, lo cual seria aplicarle un USO LIMITADO A TAL PODEROSA HERRAMIENTA. La Oracion debe de ser tambien utilizada en tiempos de gran alegria, abundancia y gratitud.
Esta pendiente en que el EGO va a rechazar la utilidad de la Oracion. El Ego no desea, especialmente en tiempos en que esta FUERTE, admitir que hay algo fuera de si mismo que pueda ser de ayuda en cualquier escenario o situacion. Como resultado, el Ego simplemente: OLVIDARA UTILIZAR LA ACCIÓN DE ORACION.
Ha sido de gran ayuda en que las religiones y dentro de la estructura de la familia, hayan incoorporado la oracion periodicamente y como un ritual a traves del dia. Pero cuando la oracion es terminada de una manera que NO ES repetitiva o rutinaria, ES DE EXTRAORDINARIO BENEFICIO. Orar regularmente en ciertos puntos a traves del dia - en las comidas, al amanecer, al atardecer, al acostarse, al finalizar la jornada de trabajo o al comenzarla, en gratitud por algo maravilloso que haya ocurrido, cuando sale el sol, cuando se esconde el sol - ES UNA HERRAMIENTA PODEROSA PARA SOBRELLEVAR LA RESISTENCIA DEL EGO EN UTILIZAR ESTE PODEROSO REGALO.
EL PODER REAL

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La mayor PODEROSA forma de Oracion que puedes ofrecer, es una en la cual oras para que el PODER DE LA VOLUNTAD DE TU PROPIO SER, para que EL PODER DE LA VOLUNTAD DE TU EGO y para que TU PROPIA VOLUNTAD puedan ser traidas con LA VOLUNTAD DE DIOS. Reza para que tu voluntad y la voluntad de Dios/Creador sean traidas en PERFECTA UNIDAD y ALINEAMIENTO y alineando estas voluntades, que la voluntad de Dios/Creador pueda ser decretada, establecida y traida hacia tu vida.
Es en ese momento, en donde podrás soltar y liberar todas las restricciones y ataduras y te permitiras a ti mismo fluir hermosamente con la armonia y el flujo de la vida, perfecta en su curso, GUIADO y ASISTIDO. Esto ciertamente, ES UNA ORACION QUE "NOSOTROS - ANGELES" SOLICITAMOS Y LOS INVITAMOS PARA QUE LA OFREZCAN MUCHAS VECES A TRAVES DEL DIA."
Con Humildad, Gratitud y Amor...
Para su Discernimiento...
Israel

La importancia de la oración

La importancia de la oración
Uno de los principales criterios para definir el progreso espiritual es el grado de disolución de nuestra mente, intelecto y ego
El principal problema reside en que desde que nacimos, nuestros padres, maestros y amigos nos han alentado a fortalecer los cinco sentidos, la mente y el intelecto. En el mundo actual se da mucho énfasis a la belleza exterior, al individuo, a nuestro salario, a nuestro circulo de amigos, y a una lista interminable de cosas. En ningún momento se nos ha dicho que el verdadero propósito de la vida es ir más allá de nosotros mismos y alcanzar al Dios que llevamos dentro.
De modo que cuando iniciamos la práctica espiritual tenemos también que “des-aprender“ todos los años de condicionamiento que llevamos encima para mejorar más allá de nuestros cinco sentidos, mente e intelecto. La oración es una herramienta muy importante para reducir nuestra dependencia de los sentidos, de la mente y del intelecto, y nos ayuda a contrarrestar todos esos años de condicionamiento.
El acto de orar implica precisamente que la persona que lo realiza considera que el poder al que ora es superior a ella misma. Por lo tanto, al orar, el individuo expresa su impotencia y su rendición y pide ayuda superior. Esto constituye un fuerte golpe al ego, ya que la oración conlleva a que el individuo busque la ayuda de una mente e intelecto superiores a los suyos. Al orar frecuentemente trascendemos nuestra mente e intelecto limitados y accedemos a la Mente y el Intelecto Universales. Esto, realizado por un período de tiempo prolongado, contribuye a la disolución de nuestra mente e intelecto. Asi, la oración frecuente y sincera pidiendo crecimiento espiritual nos ayuda a disolver nuestra mente mortal, intelecto y ego.

http://www.spiritualresearchfoundation.org/articles/id/spanish/spiritualresearch/spiritualpractice/ImportanceofPrayer